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Il web è per tutti
In due video interviste in esclusiva ad Aiutoooo.com, il professor Gianni Degli Antoni,
Direttore del Polo Didattico e di Ricerca di Crema Dipartimento di Scienza dell'Informazione,
Università degli Studi di Milano, spiega come sia importante
l'accessibilità del web e come siano i portatori di handicap i migliori "facilitatori" della Rete. Nella seconda video intervista in particolare
traccia i punti critici di successo per un ottimo lavoro di e-learning di cui è un esperto a livello internazionale.
19 aprile, 2003 dalle ore 9 e 30 alle 12.
Interviste a cura di Ermes Antozzi. Riprese e montaggio di Fabrizio Pecorelli
Il Web è per tutti? È davvero accessibile?
No, non lo è. Oserei dire che
il cittadino normale quello normodotato, senza alcun
problema di handicap è veramente nella situazione di un
handicappato tipico. Non c'è nulla che gli
favorisce la conoscenza .
Come
mai il web è così inaccessibile nonostante gli ottimi strumenti a disposizione oggi?
La non
accessibilità da cosa deriva? Uno, ci sono molti
siti da guardare, un'offerta di siti ampia. I siti hanno
trovato il canale della pubblicità per fare sapere che
esistono, in modo da favorire che qualcuno li vada a
vedere. Ma quando uno li trova vede una
presentazione iniziale bellissima, fantastica,
tutt'altro che brutta, ma dove non si capisce dove si va
a parare, che cosa si vuole dire. Che cosa si
vuole presentare. E uno a questo punto pianta lì. Ci
sono poi invece siti dove c'è una massa d'informazione
da far paura. Ci vorrebbero dei giorni per capire
cosa c'è dentro. E anche questo è pieno di
dettagli, uno più interessante dell'altro.
Ma qui la dimensione umana è già
cambiata. Terzo fattore, lo si vede dallo
stato di tutti i siti, anche dei migliori, è
l'aggiornamento, i siti non sono aggiornati. Si
nota subito che il professionista che fa e gestisce il
sito non ha tempo di aggiornarlo e ha bisogno di una
quantità di risorse per aggiornarlo che è molto alta.
Questo significa che quel sito è inaccessibile.
Insomma l'accessibilità riguarda
più i contenuti che la tecnica di sviluppo?
L'accessibilità intanto è un
problema che riguarda le relazioni tra i portali, tra i
siti, tra le persone, insomma soprattutto le
relazioni. Non è un caso che tutto stia cambiando
grazie a quel fenomeno che ormai sta dilagando che è
rappresentato dai blogger.
Cosa
si può fare per migliorare il web e renderlo davvero per tutti?
Spesso i cosiddetti handicappati hanno un'attenzione particolare
e un gusto per la comprensione del fenomeno così
accurata che veramente ho a volte qualche dubbio su chi
sia veramente handicappato. Siamo noi, gli essere
cosiddetti normodotati, i veri handicappati. Siamo
superficiali, scorriamo i siti in fretta. Mentre i
cosiddetti handicappati non hanno così fretta, guardano
i siti con più cura e sono più attenti ai dettagli.
Trovano subito le cose che non
vanno, diciamo dell'accessibilità. Che sono come i gradini da superare per le scale.
I portatori di handicap quindi
possono migliorare il web? E in che
modo?
Forse
bisognerebbe inventare il mestiere del "facilitatore
d'accesso". In fin dei conto mi sembra che è quello che
alcuni di voi stia già facendo con Antonio Capoduro (e
il suo corso "Il web è per tutti" n.d.r.). E se Antonio
Capoduro facesse il "facilitatore
d'accesso"?
Ma non basterebbe fare un sito ben
fatto organizzando meglio le
informazioni?
Esiste
un'ingordigia del comunicante, io la chiamerei proprio
così. Che è l'ingordigia di rendere ingordi quelli
che guardano i siti. Insomma la mania di mettere
lì nel sito tutto, tutto, tutto, tanto. E questo è
dovuto al fatto che chi fa il sito non sa bene chi ha di
fronte e vuole catturare il massimo numero di
utenti. E in fretta.
Quando l'accessibilità di un sito può considerarsi alta?
Il concetto di
accessibilità va guardato rispetto al tempo che
l'interlocutore, il lettore impiega a capire ciò che gli
serve. Se una pagina sola è organizzata sempre allo
stesso modo, pur nella varietà delle informazioni,
allora questa pagina ha davvero un'accessibilità alta.
Perché a questo sito, a questa pagina ci si
affeziona. E il lettore vi è abituato, sa dove
andare a vedere. Premesso che i dati siano corretti (da
qui la fiducia in un sito e in quel che scrive, n.d.r.),
che siano aggiornati, che abbiano un certo interesse, il
metodo per renderli accessibili è analogo alla bellezza
di potere andare a casa propria. Se vado a casa mia e
trovo la poltrona nello stesso posto, il televisore
nello stesso posto (mi trovo a
mio agio n.d.r.). E la manutenzione deve essere sempre
fatta con estrema cautela sul contenuto e con lentissima cautela sulla
struttura del sito. Allora a questo punto l'accessibilità è alta.
Il corso "Il Web è per
tutti" è online: cosa pensa dell'e-learning?
L'e-learning
da questo punto di vista (quello del corso di
Aiutoooo.com n.d.r.) può avere valori positivi? Sì.
Solamente se riusciamo a trovare dei meccanismi di
selezione per cui i buoni esempi di e-learning siano a
portata di mano di tutti, in modo tale che uno vada a
vedere cosa vuol dire fare una bella lezione
a questo punto impara lui e, per imitazione, che è l'unica cosa che funziona bene,
lo insegna a se stesso e anche agli altri.
(seconda parte)
Usabilità e Internet: un connubio solo per i portatori di handicap?
L'usabilità è un concetto importante,
però non così importante da dover trascurare
il ruolo delle persone che ci operano.
Il caso dell'usabilità rispetto agli handicappati, secondo me,
mette in luce questo: noi siamo handicappati tutti, non esistono gli handicappati,
certo alcuni di noi in alcune cose hanno più difficoltà di altri,
però alcuni hanno difficoltà di attenzione, altri non ne hanno.
La didattica a distanza è valida solo per i disabili?
La didattica a distanza è avere un computer sempre
acceso davanti a sé, 24 ore su 24, connesso con 6,7,10,20 o 50
persone con cui si continua a decidere assieme su come
affrontare le problematiche. È un sistema di streaming che fa vedere gli altri,
perché non c'é niente di meglio che vedere un cervello in azione.
La didattica a distanza aiuta alcune persone,
non dobbiamo fare corsi massicci in cui centomila studenti guardano
la lezione più idiota che si possa immaginare. Nooo. 10 studenti ascoltano lei.
50 ascoltano lui che é più bravo, poi lei impara da lui a vedere
come si fa un po' meglio e lo fa meglio ancora, e così via di seguito.
La didattica a distanza non
è altro che una grande scuola di massa, ma dove la parola
"scuola" non corrisponde alla idea classica pedagogica che ci sia il professore e gli allievi.
C'è chi dice e scrive che l’e-learning è già morto...
Nell'e-learning io ci credo e ci lavoro moltissimo,
ma questo però non vuol dire niente.
Vuol dire semplicemente che c’é una sacco di gente che cominicia a capire
che l'e-learning deve essere o l'estensione dei difetti dell'università o
l'eliminazione dei difetti dell'università. M
a un e-learning che elimini i docenti è impossibile.
I docenti però ne saranno (dall'e-learning n.d.r.) in qualche modo scossi,
quindi inventeranno dei nuovi modi di fare didattica.
Quali sono gli ostacoli che impediscono all'e-learning di diffondersi?
L'e-learning è una cosa non facile da usare e credo che non sia facile farla funzionare.
Segnalo inoltre che esiste un problema di infrastrutture nell'interno dell'organizzazione
che deve adottarlo, è un problema di Reti certamente.
Le reti sono indispensabili, non c'é nessun dubbio.
Fare e-learning è praticamente impossibile:
o per ragioni contrattuali, o per ragioni di costo
o per prodotti che ci sono ma che non sono stati adeguatamente testati,
l'offerta di e-learning è superiore alla domanda, ma di gran lunga superiore.
L'e-learning è la risposta a queste osservazioni, cioé se esistesse la possibilità
di avere e-learning ci sarebbe una risposta
al fatto che io non ho potuto andare a lezione, ma la
lezione ce l’ho lo stesso, perché la lezione me la vado
a vedere su Internet o in qualche altro formato.
La verità è che un sacco di gente non ci crede in questo,
perché gli va benissimo che ci sia disorganizzazione
e che la gente impari meno. La didattica a distanza è significativa solamente
se rompe le scatole su questo settore.
Ovverosia se qualcuno nella società si mette a
fare corsi utili via Rete a costo basso a un numero
alto di persone che supplisca alle carenze esplicative
dell'università o della scuola.
Se questo avviene la didattica a distanza a senso,
sennò non ci sarà e sarà una perdita di tempo totale.
Lei fa usare il blogger ai suoi studenti: sono davvero utili alla didattica?
Il blogger può diventare uno strumento in cui per
adesso uno scrive solamente, ma perché non dovrebbero essere delle lezioncine?
Perché ciascuno di noi non dovrebbe avere un blogger per fare delle lezioncine su qualcosina,
qualunque cosa. Magari lo farà a dieci amici vicini che conosce,
poi potrebbero diventare 20, se sarà bravo diventeranno mille,
se sarà bravo diventeranno anche di più. Naturalmente c'é un meccanismo di selezione naturale.
Il tutor del corso online Il Web é per tutti è Antonio Capoduro che si é laureato con Lei...
Ho parlato varie volte con Antonio Capoduro,
a un certo punto gli ho dato un compito. G
li ho detto: "Capoduro esiste la Rete Civica milanese,
tu sai spiegare delle cose, trovati gli studenti, fai il corso". Si è trovato 130 allievi
ed ha tenuto il corso con grande soddisfazione.
Perché seguire un corso tenuto da un portatore di handicap?
La loro condizione li porta in modo
naturale ad essere più, mi dispiacerebbe dire una parola sbagliata,
ma in una certa misura più seri. In una certa misura,
sono loro che diventano esempio di come si pone un problema,
di come lo si affronta, di come lo si porta avanti.
Loro rimangono delusi solamente se il loro problema è un non problema,
ma sono molto disponbili nell'accettare. Hanno anche senso critico.
Che esperienze ha avuto lavorando con i portatori di handicap?
Ho avuto molti studenti portatori di
handicap. Non ho mai dato troppo peso, probabilmente ho avuto
persone di buona qualità, perché sono tutte arrivate alla laurea.
Non sono arrivate perché pietisticamente gli abbiamo dato una laurea.
Io gli ho rotto le scatole.
Non ho fatto nulla per trattarli un po’ meglio degli altri.
Forse gli ho trattati peggio. La situazione è già per loro più difficile,
se si aggiunge che io non voglio che loro percepiscano una benché minima
posizione di atteggiamento pietistico, io tutti quelli che ho visti,
francamente li ho fatti lavorare tanto.
Hanno lavorato seriamente e quello che hanno fatto se
lo sono seriamente guadagnati sul campo senza nessuna
concessione, quindi io parto da questo.
© A cura della redazione di
Aiutoooo.com
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Gianni Degli Antoni, video intervista parte prima versione per 56Kbps,
(dura circa 6 minuti)
Gianni Degli Antoni, video intervista parte seconda
versione per 56Kbps, (dura circa 7 minuti)
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