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Fisso o variabile? Il dilemma, per chi si accinge a sottoscrivere un mutuo è sempre lo stesso. Difficile dare una risposta, soprattutto con l’indice di rifinanziamento fermo da oltre un anno a quota 1%, e con l’Euribor che addirittura non arriva a questa soglia. Ma sarà sempre così? L’inflazione aumenterà? E che effetto avrà sui tassi di interesse? Aumenterà di più l’Euribor o il saggio di sconto della Banca Centrale Europea? E soprattutto che livelli raggiungeranno? Che mutuo è meglio scegliere allora? E ancora, meglio un prodotto indicizzato Euribor, oggi più basso, o un BCE che in caso di rialzi cresce meno rapidamente?
In un periodo di profonda incertezza finanziaria, con tassi che in un solo anno sono passati dal loro massimo storico ai livelli più bassi di sempre, rispondere a queste domande sembra quasi impossibile. Of ci ha provato, chiedendo l’aiuto di esperti del settore appartenenti a 6 istituti di credito: Raffaele Cicala, amministratore delegato di UniCredit Family Financing, Mario Crosta, Direttore Generale di Banca Etica, Pietro D’Anzi, General Manager Retail Barclays GRB Italia, Riccardo De Fonzo, Direttore Centrale Mercato Italia di Veneto Banca Holding, Luca Mezzomo, Responsabile Macroeconomic & Fixed Income Research Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e Davide Vivaldi responsabile impieghi Gruppo Montepaschi . E in più ha interpellato Franco Bruni ordinario di Teoria e Politica Monetaria Internazionale presso l’Università Bocconi di Milano e Vice Presidente dell’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Ecco cosa ha scoperto.
“In un momento storico così particolare, tale da non avere analoghi nella storia recente, è davvero difficile fare previsioni”, conferma Vivaldi (MPS), “possiamo pensare che l’inflazione riprenderà a salire quando si verificherà una vera ed apprezzabile ripresa economica su scala europea”.
“Nel medio termine, in presenza di una ripresa economica è molto probabile che il tasso di inflazione aumenti”, concorda Crosta (Banca Etica) che però aggiunge, “la situazione attuale fa propendere per un eventuale incremento strisciante. Fiammate inflazionistiche, infatti, potrebbero derivare da shock improvvisi, capaci di destabilizzare l’equilibrio del sistema economico”.
“Se il cambio non rimbalzerà, l’inflazione della zona euro rimarrà stabile o salirà marginalmente”, conferma anche Mezzomo (Intesa Sanpaolo), “l’inflazione importata bilancerà l’effetto disinflazionistico dell’elevata disoccupazione e della debole domanda interna”.
Nessun incremento repentino dunque, ma solo movimenti marginali. “Secondo le previsioni della Banca Centrale Europea”, aggiunge Cicala (UniCredit Family Financing), “le aspettative di inflazione si attestano al 2% nel medio periodo. Le rassicurazioni che arrivano dalla BCE dicono che la politica monetaria metterà in atto tutto il necessario per preservare la stabilità dei prezzi a medio termine nell’area dell’euro”.
Concorda anche De Fonzo (Veneto Banca), la banca popolare a capo del Gruppo Veneto Banca, “l’inflazione ha rappresentato in questi ultimi 10 anni il ‘nemico’ da cui difendersi e l’attenzione dichiarata è ancora al massimo livello. Potrà muoversi ma sarà sempre molto controllata e BCE e FED saranno sempre pronte a intervenire per contenere il rischio”.
E con la crescita dell’inflazione torneranno ad alzarsi anche gli indici di riferimento Euribor e Bce. Quando accadrà? E di quanto si alzeranno? Che livelli raggiungerà l’Euribor? Difficile dare una risposta. “Soprattutto perché l’attività finanziaria che determina l’andamento di questo parametro è indissolubilmente legata alla ripresa economica”, confessa Vivaldi (MPS) . “Un modesto rialzo dei tassi Euribor, infatti, è possibile solo con l’avvio del drenaggio dell’eccesso di liquidità, i cui tempi sono però resi molto incerti dalla crisi del debito”, conferma Mezzomo (Intesa Sanpaolo) .
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